Scrittura


Mio Padre

 

Scriveva Camillo Sbarbaro:
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei…


Sei come le radici
di alberi secolari
sradicati dal vento,
come un ruggito perenne
che si schianta
tra rocce sabbiose,
come l'ultimo guerriero
il cui nome
farà invidia alle eterne stelle
Sei il grido liberatorio
in una notte di dolore,
l'ultima fette di luce
nell'eclissi eterna
di un sole ferito.
Sei fuoco
ardente di vita.
L'ultimo battito
del cuore del mondo.
Sacro Graal
custodito nel cuore del figlio.
Sei la schiuma fresca
dell'onda che accarezza
le rocce,
la prima rondine che torna a casa dopo
il freddo,
la pioggia autunnale,
il primo raggio di sole di giugno.
Sei la casa della mia anima,
la fortezza inespugnabile
della dignità.
Sei il passo veloce
che supera
ogni altro passo,
sei il capofila
che tende la mano
a chi ha paura,
sei libero
come i cavalli selvaggi
belli e forti,
che danzano col vento
e non hanno paura
del confine dove muore il sole.
Sei l'ultimo re,
sei il padre che ha messo il mondo da parte
davanti ad una culla,
sei figlio, luce del ventre della madre tua.
Sei marito che veglia sul pianto dell'amata.
Sei il fratello del mondo.
Sei la forma del mio cuore,
scava e troverai il sorriso del tuo volto,
le tue lacrime calde,
le tue ire,
ogni ruga del tuo volto,
la passione per ogni cosa da te amata,
l'odore della tua pelle
baciata dalla salsedine,
la forza del tuo cuore
che fa piangere il mio.
Sei la fierezza,
la tua è la mia,
figlia benedetta dall'incontro
col tuo cuore.
Il mio sangue parla di te,
racconto una leggenda
senza fine,
parla di gioie e dolori,
parla con la tua voce
dolce ninna nanna
che spacca l'anima e la cura.
Adesso non parli più,
il tuo cuore è cinto di rose, va via l'ultimo guerriero,
le stelle smettono di invidiare la tua anima bella.
E i fieri leoni ti guardano e indietreggiano,
il vero re porta adesso la corona.
Per te il sole si muove, avvolge il mondo allontanando il pericolo del gelo.
Adesso riposa mio re,per sempre,
col cuore sparso in pezzi nell'anima di chi ti ha amato.
Dove vai adesso?
Forse qualcuno ti vuole per sé, una forza invidiosa
Che chiama a sé gli angeli più belli.
Non c’è posto per gli angeli nell’inferno terreno,
gli angeli conoscono il segreto della vita,
l’han spogliata con l’arcano amore del loro cuore.
Dove sono i tuoi piedi, il loro profumo?
Me li porti via,
porti via l’arcano dei tuoi occhi verdi,
un cuore palpitante, un’anima maestosa,
mio re, padre mio.
Avrei potuto scalare le montagne e imprigionare il mare tra le mani,
col mio re accanto.
Avrei potuto far girare il mondo su un dito,
giocandoci un po’, col mio re accanto.
Avrei seguito le tue lacrime,
le avrei asciugate, baciate, amate,
avrei ancora preso le tue mani, le avrei strette.
Per proteggerle dal freddo, per proteggerle dal caldo.
Dal mondo.
Avrei potuto dipingere il giorno col tuo sorriso, ancora e ancora.
Un figlio non è mai sazio d’amore paterno.
Il mio passo vuole seguire ancora la tua ombra,
i miei piedi tornano piccini e maldestri,
cercano in te la stabilità, ancora.
Il mondo cambia forma, il cielo cambia colore,
il mare si prosciuga, il fuoco non fa più paura,
la pioggia canta col vento, il sole piange.
L’universo singhiozza.
Sento un canto che innalza il tuo nome,
e un urlo che lo libera
nella luce delle stelle.
 
Ilaria Patti

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